Ha lavato coscienziosamente il suo corpo ambrato sulle note melanconiche di quella canzonetta triste.
L’ho osservata uscire dall’acqua scrosciante, profumata di miele, osservare allo specchio il proprio riflesso stanco e scuro di vino e sigarette e bromazepam, portarsi i capelli ancora gocciolanti dietro le spalle, chinarsi sul lavandino, e ridare al mondo la sua merda.
Poi ha pulito tutto, le mani un po’ tremanti, ed è uscita.
Ho visto spegnersi ed accendersi due luci in sincrono, e tirare fuori dal vecchio comò di legno antico della nonna un maglione rosa, del tipo grande magazzini, e farci scorrere dentro la sua testa ramata, il collo sottile, le spalle gracili, le braccia magre, coprendole il seno e l’addome e fino un po’ al di sotto della sua figa, nuda.
Ruota su se stessa, ancora una volta spegne la luce, si infila nel letto.
Proprio dove sono io.
Spengo il lume.

Ho scopato con A., ieri sera.
Oggi pomeriggio, G. ha voluto vedermi per un caffè.
E ora, quella tua stupida canzone indie.
La ascolto e la riascolto, mi chiedo per chi sia.
E già sprofondo indietro di tre estati, fra le tue braccia che erano e non saranno mai più.
Stasera, non verrò. Ho dato mille scusanti ai miei amici di sempre, ma so per certo che sarai lì, in prima fila, a cantare a squarciagola in quella luce densa, spostando il ciuffo dagli occhi con quel gesto che so essere ancora tuo, negli anni.
Non lo sopporterei.
Stasera vedo S.
Tutte lettere con un punto, dopo di te.
Cà.

No, parliamone.
Il fatto che sia estremamente femminile in tutto, dalla mise al mio modo di camminare ai miei atteggiamenti, non fa di me una lesbica? O forse mi rende “meno” gay di altre, più mascoline?
Amo la figa quanto voi.
Lasciate perdere il mio mascara.
È incredibile, essere attratta proprio dagli occhi a cui sembro più invisibile.

#lipsticklesbian #whatamess

#3

Sei china al mio fianco, le tue gambe -che indovino femminili e bianche, seppur muscolose per i lavori che fai-leggermente flesse, la schiena curva, la tua concentrazione palpabile mentre osservi e tasti e misuri e studi
non respiro, il terrore che un qualunque piccolo rumore possa turbare la mirabile perfezione del susseguirsi dei tuoi gesti impeccabili mi attanaglia, mi riempie di riverenza ed euforia allo stesso tempo e
lascia perdere quel braccio anonimo e smorto
voltati
guardami
lascia cadere l’ago
prendimi
ti osservo, osservo la sicurezza e la decisione dei tuoi atti sinergici
rito antico delle tue dita flessuose/
avverto il respiro e il battito più irregolari per la vicinanza dei nostri corpi, la consapevolezza di essere più colorita in viso che mi rende ancora più nervosa, martoriando le labbra secche/
l’eccitazione per quel contatto mi spinge a bere con gli occhi ogni sequenza della tua immagine
la fronte eterea solcata da una piccola ruga di meditazione altrimenti perfetta che comunque non svela la tua età -la bacerei ogni mattina versandoti il caffè/piccolo rituale quotidiano scandito solo dai capelli sempre più candidi-
atraversata da un rivolo scuro -capelli castani, accidenti, vorrei sentirli sul mio viso a sera a letto quando giaci su di me esausta di ritorno dal ristorante dove lavori tutti i week end, impregnati di odori e storie e abitudini-
che cala sipario trasparente e sottile su quegli occhi verdi -dio maledetto verde d’Irlanda verde rabbia verde fondale oceanico verde prato di Woodstock verde marijuana verde biliverdina-
fino a solleticare quel piccolo scoglio eroso dal vento
e ancora più giù altalena sulle labbra sottili e scolorite sigillate per l’attenzione sull’avorio nonostante le sigarette-
carezzare con lo sguardo il mento di bambina per scendere lungo il collo lungo e sottile -collo di cigno vasi bluastri in profondità che scavano la bellezza dei suoi movimenti lenti-
sguardo che indugia nella tua scollatura distratta ed elegante e sulle tue curve, camuffate dalla casacca color latte troppo grande che tutto lascia da immaginare -da imparare nel buio a memoria, cane che annusa l’asfalto per ritrovare la via di casa-
le tue mani pallide ed affusolate che tastano vene indifferenti e sconosciute/
braccialetto di tela azzurro che adorna il tuo polso/
tocca me a quel modo/
guarda me con quell’interesse/
trema per paura di sbagliare/
prendi il mio sangue/
fammi tua/
sii mia.